#sostenibilità

I farmaci biosimilari rappresentano un’opportunità importante per l’ottimizzazione dell’efficienza dei sistemi sanitari e assistenziali e per lo sviluppo di un mercato dei biologici competitivo e concorrenziale, avendo la potenzialità di soddisfare una crescente domanda di salute. Lo afferma un position paper AIFA. Come però conciliare le esigenze di risparmio del Servizio sanitario, la sicurezza dei pazienti e il diritto alla continuità terapeutica?

I biosimilari hanno un mercato molto diverso dai farmaci generici: si tratta di farmaci consumati soprattutto a livello ospedaliero (o comunque con un mercato basato su acquisti delle aziende sanitarie), prescritti solo da specialisti e con una competizione sui prezzi generata dalle gare. “In che modo comportarsi nel governo dei farmaci biologici e biosimilari? Se ne parla troppo poco”, ammette Andrea Messori, vicepresidente della Società Italiana di Farmacia Clinica e Terapia (SIFaCT) e farmacologo presso l’Unità HTA Area Vasta Toscana Centro (ESTAV) di Firenze. “Sembrerà un’ovvietà, ma quando hanno evidenze i biosimilari vanno utilizzati nell’ottica della sostenibilità e invece quando non hanno evidenze non vanno utilizzati. Questione di difficile soluzione per una serie di motivi metodologici e non solo. Il governo della farmaceutica lo si attua in due modi: o agendo sulla leva del “costringere” – brutta parola ma la uso a ragion veduta – cioè facendo una gara tra farmaci giudicati equivalenti adottando quello che costa meno, obbligando il clinico a prescrivere il farmaco in questione e il paziente ad assumerlo. Oppure puntando al “convincere”, ma in questo caso serve l’impegno di personale specializzato che effettui questa moral suasion nei confronti dei clinici, quindi uno sforzo organizzativo importante da parte delle Regioni”.

“Kenneth J. Arrow, il fondatore dell’Economia sanitaria, sosteneva che in questo settore a dominare sono le incertezze: è incerto quando e se ti ammalerai e soprattutto è incerto se la cura ti darà il beneficio atteso”, chiosa Federico Spandonaro, Professore aggregato presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata e Presidente di CREA Sanità (Consorzio per la Ricerca Economica Applicata in Sanità). “Senza avere risposte certe, dobbiamo assumerci la responsabilità di prendere decisioni. Ma una filosofia di fondo dovrebbe ispirare qualsiasi scelta: da un lato remunerare l’innovazione e pagare il meno possibile i prodotti maturi; dall’altro cercare di orientare le scelte prescrittive e/o basare gli atti di indirizzo su evidenze ex post su popolazioni reali. Purtroppo in Italia questa filosofia è ancora oggi spesso disattesa: l’innovazione non viene remunerata in modo appropriato e non si fa abbastanza ricerca”.