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La farmacovigilanza riveste un ruolo fondamentale nella fase post marketing dei farmaci biologici e biosimilari per le criticità relative alla qualità, all’efficacia e alla sicurezza che abbiamo già evidenziato.

Come richiesto dalla normativa europea, tutti i farmaci autorizzati presentano una specifica denominazione commerciale. Anche ogni farmaco biologico – originator o biosimilare che sia – è chiaramente identificabile attraverso una denominazione univoca formalmente approvata dall’EMA come parte del processo di autorizzazione. La denominazione commerciale, insieme al numero di lotto, è ovviamente uno strumento essenziale per una chiara identificazione del farmaco ai fini del monitoraggio delle reazioni avverse e per garantirne la tracciabilità. È quindi assolutamente necessario che i diversi biosimilari siano chiaramente distinguibili dall’originator ma anche tra loro, anche se deve nel contempo essere comprensibile che essi fanno parte della stessa classe terapeutica.

Una volta che un medicinale (biologico e no) viene immesso in commercio, l’azienda produttrice è tenuta a redigere i Rapporti periodici di aggiornamento della sicurezza (PSUR), per monitorare eventuali cambiamenti nel rapporto rischio/beneficio del farmaco. Sono in alcuni casi richiesti anche Studi di Sicurezza Post-Autorizzazione (PASS). Per le segnalazioni di eventi avversi (ADR) dei farmaci biologici e biosimilari l’identificazione esatta e senza ambiguità di un farmaco è essenziale. La legislazione europea a tale scopo prevede che ogni segnalazione di ADR da farmaci biologici debba obbligatoriamente includere la denominazione e il numero di lotto del farmaco in questione, così che sia possibile correlare una sospetta ADR al farmaco che l’ha provocata. Non solo: per i nuovi farmaci biologici e biosimilari immessi in commercio, l’EMA prevede l’aggiunta al foglietto illustrativo e al riassunto delle caratteristiche del prodotto di un apposito simbolo nero e di un avviso con l’invito a segnalare ogni eventuale reazione avversa. L’EMA inoltre ha implementato EudraVigilance, una rete per l’elaborazione dei dati e un sistema di gestione per la segnalazione e la valutazione di ADR durante la fase di sviluppo e in fase post marketing per i farmaci dell’Area Economica Europea (EEA). EudraVIgilance raccoglie le ADR segnalate da EMA, autorità nazionali, aziende, letteratura medica, operatori sanitari e pazienti.

In un quadro regolatorio apparentemente virtuoso, l’utilizzo della nomenclatura INN (International Nonproprietary Name) o DCI (Denominazione Comune Internazionale) contribuisce a complicare significativamente le cose. Sul sito di AIFA si dà conto (http://goo.gl/XUBhCp) di una indagine condotta dall’Alliance for Safe Biologic Medicines (ASMB) sulle abitudini prescrittive dei medici europei, che ha evidenziato come la conoscenza dei farmaci biosimilari in Europa sia ancora largamente insufficiente.

Il sondaggio è stato condotto su un campione di 470 medici di Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito specialisti in Nefrologia, Reumatologia, Dermatologia, Neurologia, Endocrinologia e Oncologia. Solo il 22% ha affermato di avere familiarità con i farmaci biosimilari, mentre oltre la metà (54%) dichiara di avere solo una conoscenza di base. Il 54% ritiene che se due farmaci hanno la stessa denominazione INN siano strutturalmente identici, mentre il 61% crede che siano stati approvati per le stesse indicazioni. Il 47% è convinto che il paziente possa ricevere in sicurezza entrambi i farmaci, ma solo il 39% concorda sul fatto che questi farmaci possano essere sostituiti in modo sicuro durante il trattamento. Nel prescrivere farmaci biologici, il 32% usa sia il nome di fantasia che quello del principio attivo; il 30% dei medici intervistati utilizza esclusivamente il nome brand, mentre il 24% utilizza soltanto la denominazione generica. Il restante 14% decide in base al farmaco. Nel segnalare le reazioni avverse, il 54% dei medici utilizza sia il nome di marca che quello generico, il 29% riporta soltanto il nome di marca e il 17% comunica l’INN. Solo il 40% degli intervistati include sempre il numero di lotto nel riportare la reazione avversa. Coloro che non lo fanno o lo fanno solo a volte spiegano di “non avere tempo sufficiente” (46%), di “dimenticarlo” (23%), di “non sapere dove trovare questa informazione” (19%), o che “il sistema non prevede un campo dedicato” (8%).

Riassumendo, la raccolta post marketing di dati su eventuali effetti avversi non dovrebbe avvenire mai mediante INN o con indicazioni vaghe e imprecise, ma riportando le denominazioni commerciali precise di farmaci biologici e biosimilari e anche comprendere il numero del lotto, permettendo una migliore identificazione e un più efficace monitoraggio degli aspetti di sicurezza legati a ciascun farmaco. Sul tema abbiamo intervistato Giovanni Lapadula, Professore ordinario di Reumatologia all’Università di Bari e Direttore dell’UO di Reumatologia dell’AOU di Bari.▼